Lanciotto Pulidori



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Note critiche su Lanciotto Pulidori
Nota di Riccardo Ferrucci: "I Fragili sogni di Pulidori"

La scultura di Lanciotto Pulidori, giovane artista pisano, si presenta come un coerente tentativo di raffigurare, attraverso forme moderne, il sentimento del proprio tempo, i movimenti e le inquietudini di un'epoca, caratterizzata dal senso di provvisorietà e fragilità. Pulidori riesce a muoversi, con stile ed armonia nella ricerca contemporanea, costruendo un raffinato mondo poetico affidato alla materia, ai segni del tempo, al racconto di un meditato viaggio interiore. Le sue figure, le sue forme ancestrali sono spesso chiuse in misteriose stanze-scatole, piccoli set teatrali di un'esistenza considerata in pochi calibrati elementi, dove restano solo gli oggetti essenziali per un racconto misurato e accorato, quasi uno sguardo puro che si apre sull'essenza della vita. la quotidianità dei gesti e dei movimenti assumono significati simbolici, quasi ad indicare un sentimento lacerato, corroso dal tempo, che perfettamente si adatta alle pietre ruvide utilizzate per i suoi personaggi. Le figure esili, sviluppate in verticale, ricordano le statue etrusche, ma anche l'esile profilo dell'uomo contemporaneo, mirabili visioni della nostra età. Un mondo privo di consistenza, corpo e materia, che sembra assumere le movenze di un sogno, di una danza rituale, di un balletto meccanico. Anche nei disegni e nei dipinti affiora il mondo fragile di Pulidori, con i suoi personaggi prigionieri di percorsi obbligati, di sentieri già tracciati: l'idea fondante è quella di muoversi in una realtà labirintica, priva di punti di fuga, di movimenti liberatori. La lievità delle figure umane rimanda ad un desiderio di libertà, ad un sentimento di gioia che non viene mai raggiunto, resta soltanto la spinta utopica, il desiderio inappagato di un viaggio incompiuto. Per taluni aspetti la ricerca di Lanciotto Pulidori sembra richiamarsi alla pittura del toscano Roberto Barni, affascinante e curioso autore che riempie le tele di uomini stilizzati, in rosso ed in giallo , icone di un eterno viaggio. I viandanti e i personaggi delle sculture di Pulidori si richiamano, con naturalezza, alle ricerche artistiche più contemporanee, ai temi della fragilità già affrontati, con leggerezza, dalla transavanguardia. L'uomo raffigurato in pietra, stilizzato in forma poetica, richiama l'idea dell'uomo solo, che ritrova se stesso in un dialogo fecondo con la propria ombra. Come suggerisce Nietzsche: "Chi anche solo in una certa misura è giunto alla libertà della ragione, non può poi sentirsi sulla terra nient'altro che un viandante... perciò non potrà legare il suo cuore troppo saldamente ad alcuna cosa particolare: deve esserci in lui stesso qualcosa di errante che trova la sua gioia nel mutamento e nella transitorietà...". I viaggiatori di pulidori sono figli di un sentimento provvisorio, di una realtà catturata per un istante, ma già pronta a mutare e trasfigurare in qualcosa di nuovo. È una dimensione dell'esistere filosofica quella che si coglie nelle opere di Pulidori che, nel mutamenti e cambiamento, nel senso dinamico della trasformazione trovano una loro verità profonda. Sentimenti già anticipati in lavori come "L'inizio", "Adamo", "Pensiero di coppia", dove già si annunciava l'idea di un arte allo specchio, che riflette sulla vita e sul senso dell'esistenza. Pulidori avverte l'importanza della creazione artistica, paradiso ritrovato grazie ad un sentire profondo, ad un approccio di tipo sensoriale. Alcune emozioni restano di esclusivo dominio dell'artista, ma noi spettatori che osserviamo distanti, con stupore, il paradiso perduto, riusciamo maggiormente a trovare frammenti di verità, ad avvertire barlumi dell'eterno gioco della vita, che si trasforma e muta in un continuo ritorno di speranze, di fragili, sottili ed evanescenti utopie. I viaggiatori di Pulidori sembrano annunciare un mondo nuovo, una stagione di miracoli, una notte di desideri realizzati. Il lavoro scultoreo di Pulidori si colloca perfettamente nel panorama artistico contemporaneo, nelle ricerche in atto in Italia, resta da comprendere in quale direzione si svilupperà la ricerca compositiva di Pulidori in futuro, ma già adesso le sue figure simboleggiano pienamente i drammi ed i silenzi del nostro tempo, con una maturità  che a volte stupisce. La ricerca di forme scultoree più dinamiche ed astratte realizzate in passato sembra adesso lasciare spazio ad un ritorno alla figurazione, ma con profonde accentuazioni moderne, poetiche e liriche. Una terra desolata, un luogo di mistero e di svelamento si apre ai viaggi dei suoi viandanti: colti nel loro eterno fluire, quasi ad indicare un continuo work in progress, una serie di momenti di avvicinamento ad una verità dolorosa ed antica, ad una parola pietrificata. Le opere pittoriche diventano in qualche misura una confessione più diretta dei sentimenti dell'artista, ci aiutano a comprendere i sentimenti più segreti della sua poetica, quasi in presa diretta vediamo scorrere: l'idea del mondo come labirinto, la volontà di fuga e di evasione, il disagio esistenziale dei viaggiatori, la solitudine come elemento sempre presente. La pittura e la scultura di Pulidori appaiono un grido d'allarme lanciato attraverso i fragili strumenti dell'arte e della poesia, un debole rumore che conserva comunque una forza interiore, un'idea di utopia e libertà ancora in grado di esprimere il senso di un'età priva di riferimento ed ideali. Crollati i muri e le ideologie, l'arte e la poesia restano l'ultimo rifugio dell'autore, un modo per raccontare la storia  di una vita, per rompere il grigio rumore dell'indifferenza e della noia, per illuminare il nostro passaggio quotidiano sulla terra.

Intervento critico di Riccardo Ferrucci in occasione dell'esposizione del 19 settembre 2003 a "In Folio" Arte, Pontedera  (PI)





Nota di Silvia Guidi

Nell'ambito della manifestazione Mese del libro, organizzata dalla Provincia di Pisa al fine di promuovere eventi connessi alla lettura, Felici Editore ha avuto la sensibilità di cogliere la naturale correlazione tra il linguaggio visivo e quello scritto. Il binomio è espresso in maniera emblematica dall'artista Lanciotto Pulidori le cui opere, come ad esempio Lettori, Pensiero, Pensiero di coppia, evocano il cogito, la riflessione come momento intimo in cui l'uomo, proprio come nella lettura, è solo con sé stesso. Quando Fabrizio Felici mi ha proposto di segnalargli un artista che sapesse raggiungere con la propria arte gli sconfinati orizzonti di riflessione e immaginazione che si aprono al lettore davanti ai pensieri scritti, non ho avuto esitazione ad indirizzarlo verso Lanciotto Pulidori. Un artista giovane dotato di grande forza che imprime alle sue stesse esili figure. Indirizzato verso la ricerca dell'interiorità umana, egli trascura la fisicità a favore della resa simbolica del pensiero. Il tema della riflessione, come strumento di conoscenza, costituisce l'elemento precipuo dell'opera di Pulidori. Attraverso la suggestione dell'antico individuabile nella plastica etrusca, l'artista costruisce le sue architetture figurali simboli di alte condizioni spirituali. L'esperienza della cultura classica non va intesa come una fredda operazione intellettualistica, bensì come manifestazione della personalità dell'artista ovvero della sua intensa propensione per la "tradizione" rivelata con una partecipazione emozionale che allontana ogni atteggiamento culturalistico. È significativo a questo proposito come l'artista rifugga le occasioni monumentali della scultura, sordo all'appello del "grande registro", a favore di moduli meno dispersivi e dunque più congeniali al proprio linguaggio. Le stilizzate immagini di Pulidori - "bloccate" in una remota impassibilità ove l'assenza di fisicità evoca la coscienza - sono colte in mezzo ad un bivio reso dalla simbolica portacornice: al di là la verità, al di qua la maschera. La ferma persuasione che promana da queste figure fa presagire che esse abbiano già risolto il conflitto esistenziale a favore del recupero di una natura "altera", rievocabile attraverso il coraggio di vivere il flusso emozionale della vita.

Intervento critico di Silvia Guidi responsabile Centro d'Arte "Otello Cirri" Pontedera, in occasione dell'esposizione presso la Chiesa delle Spina nell'ambito della manifestazione "Il Mese del Libro" 2003 a Pisa  (PI)





Nota dell'editore Fabrizio Felici

A molti sembrerà strano aver inserito una mostra di scultura tra gli eventi del Mese del Libro di Ottobre, una manifestazione che nell'intera provincia di Pisa promuove iniziative legate al mondo del libro e della lettura. Da una casa editrice ci si aspetterebbe qualcosa di più strettamente attinente all'oggetto libro, alle parole stampate sulla carta, alle pagine da sfogliare e da interiorizzare. In questa occasione Felici Editore ha preferito scegliere il linguaggio dell'arte, la poetica delle forme e delle immagini, capaci di comunicare emozioni, evocare immagini, raccontare scene di vita. Come un libro. La produzione di Lanciotto Pulidori ha il dono di saper narrare, di veicolare insolite costellazioni semantiche e offrirle allo spettatore con l'incisività e l'essenzialità che contraddistingue le storie. Le cornici entro le quali sono racchiusi i personaggi e gli oggetti protagonisti tratteggiano i contorni di un libro che non ha bisogno di essere sfogliato: l'osservazione della sola copertina basta a suggerire sconfinati orizzonti di riflessione e di interpretazione. Come immagine simbolo della mostra è stata scelta la scultura Lettori, così congeniale alla nostra attività in quanto scaturita dall'idea del libro. Essa, tuttavia, nella sua pregnanza visiva sintetizza non solo il trait d'union tra l'iniziativa artistica e le nostre finalità editoriali, ma esplicita ulteriormente il fil-rouge che attraversa tutte le opere del Pulidori: un respiro romanzesco che si sviluppa attorno alle vicende archetipiche dell'uomo e pur si arricchisce continuamente di nuove sfumature e di inediti ambiti nozionali. Ringraziamo la Provincia di Pisa, il Comune di Peccioli e il Comune di Pisa per aver appoggiato e sostenuto la nostra iniziativa, dimostrando grande sensibilità verso un artista emergente. Esprimiamo, inoltre, la nostra gratitudine a Raglianti Impianti e Digital Tech che hanno contribuito alla realizzazione della mostra.

Nota dell'editore Fabrizio Felici, in occasione dell'esposizione presso la Chiesa delle Spina, nell'ambito della manifestazione "Il Mese del Libro" 2003 a Pisa  (PI)





Nota di Ilario Luperini

La riflessione sull'esilità dell'essere, condizione permanente nel trascorrere del tempo, appare il motivo conduttore della ricerca di Lanciotto Pulidori. Il chiaro riferimento all'immagine simbolo della civiltà etrusca - L'Ombra della sera - è da intendersi come una dichiarazione delle sue origini culturali, delle sue radici toscane. Ma non è una semplice citazione:l'artista la esplora, infatti, nelle sue varianti dimensionali, trascorrendo dal micro al macro, non lontano dalle indagini spaziali di Giacometti. Proponendone diverse versioni e sottoponendole al confronto, Pulidori affronta uno stereotipo e lo disarticola, inducendo all'osservazione attenta e svincolata della superficialità dall'immediatezza percettiva. E' un invito a pensare, a cogliere le peculiarità della scultura, a riflettere sui motivi del permanere di quest'oggetto nell'immaginario collettivo. Come in altri lavori, in cui risulta più evidente la sua attrazione verso i misteri del pensiero –per esempio quando costruisce strutture metalliche intricate, seppur composte in riconoscibili solidi geometrici che sovrastano piccolissime figure di uomini assorti nella loro staticità- nei gruppi di sculture filiformi che sembrano interrogarsi vicendevolmente sulla possibilità di mantenere in vita i flussi di relazioni che costituiscono l'essenza del vivere, Pulidori affronta con consapevolezza i silenzi e le incertezze dei nostri tempi. Le cornici che assai spesso inquadrano le figure, delimitando lo spazio delle loro azioni, si prestano, a mio giudizio, ad una duplice interpretazione, alludono ad un dubbio, più che ad una risposta univoca. Sono finestre e, come tali, sono al centro di una ambiguità cognitiva: delimitano uno spazio misurabile secondo i parametri della ragione, se lo sguardo è rivolto all'interno; si aprono verso l'incontrollabile e insondabile infinito delle emozioni e delle sensazioni, se la visuale viene rovesciata. Nelle sculture di Lanciotto Pulidori, la figura umana (l'umanità), nella sua esile indefinitezza, sta sul confine: in una posizione privilegiata, se riesce a sciogliere i nodi della conoscenza, in bilico verso il baratro, se rinuncia all'autonomia del pensiero critico.

nota critica di Ilario Luperini in occasione della Mostra collettiva “In cantiere : ricerca artistica e nuove generazioni ” presso ex-fabbrica Piaggio , patrocinato dal Comune di Pontedera (luglio 2004)





Nota di Alfredo Pasolino

La crisi esistenziale è il messaggio che si legge nell'opera di questo artista impegnato sul piano della ricerca interiore; il suo realismo non imita la forma, crea la realtà cominciando da un sentimento sicuramente inconscio che l'artista ha fatto suo. Un messaggio che fa riflettere l'osservatore su quel senso di smarrimento che attanaglia l'uomo del duemila, come fu quello del mille. Lanciotto Pulidori ha voluto circoscrivere in una cornice un atteggiamento dal doppio significato:quello di essenzialismo plastico nello scavo della corporeità, nella ricerca profonda di interrogativo esistenziale sulle verità celate, quasi primordiali, un rigore filosofico. Di celare nella corporeità, in un atteggiamento di dignitosa uscita, un pari atteggiamento di chiusura silenziosa, che poco racconta e molto allude. Il silenzio non è vuoto, anzi trabocca di significati… Il suo linguaggio espressivo, in cui è il soggetto che assume in se la realtà, soggettivandola, fa presupporre un totale impegno dell'artista sul piano dell'azione interiore. Ricerca impegnata la sua che incide sulla storia senza averne forse l'intenzione , in uno slancio intrinsecamente creativo, che determina il divenire del fenomeno e del suo pensiero. Vi è pur sempre una riconduzione ad una tradizione figurale giacomettiana, ma la spinta concettuale a sostegno del gesto artistico ha radici ben diverse: romantico, rigoroso, fortemente idealista, espressionista per ricchezza di sensazioni, in cui si individuano la presa di coscienza e la volontà di un suo superamento, una rigorosa ricerca del valore dell'esperienza umana che ha per tema la verità, dell'uscire dalle scelte, come momento di fusione tra oggetto e soggetto, e fondamento concreto della coscienza dell'étre, “Viaggiatore Nudo”, nudo come la verità. i pensi al personaggio che porta con se due pesanti “fardelli” mentali, metafora del dualismo cartesiano e sua fratture fra anima e corpo. Altrettanto la dimensionalità temporale del vissuto-memoria e suo divenire, con carichi e gravami che lo vincolano alla gravità del presente. Possanza del contrappasso, nemesi del destino umano. Il silenzio, è detto, non è vuoto, anzi trabocca già nella metafora dell'ombra (il passato) che si taglia dalla statua. Un' ombra quasi decchirichiana che molto racconta del passato, con le esperienze del viaggiatore, in un linguaggio essenziale che rispecchia la ritualità dell'opera. Un messaggio di dignitosa uscita, e nel contempo di difesa verso l'incongruenza, e spesso, il vuoto di valori. Una pausa di riflessione per lo spettatore attento, che sappia cogliere il messaggio di un artista colto, che tanto bene ha saputo analizzare e rappresentare, del nostro tempo, l'universale precarietà della vita, con l'azione volta a carpire alla realtà, il segreto processo che porta al nulla. Alla consapevolezza traboccante di significati della libertà interiore…

Nota critica di Alfredo Pasolino, critici e storico dell'arte, critico d'arte internazionale, esperto d'arte moderna, in occasione della IV° edizione Concorso Nazionale di Pittura e Scultura Città di Novara






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